Drindrin…
Drindrin…
(ti penso, sai… così ora lo sai anche tu)
Drindrindrin…
Drindrindrin…
Drindrindrin…
(vorrei che tu fossi qui… ma ti penso però… ti penso tantissimo)
Drindrin drindrin…
Drindrin drindrin…
Drindrin drindrin…
Drindrin drindrin…
(che bello questo nostro rapporto… ti penso tanto tanto tanto)
Drindrindrindrindrin…
Drindrindrindrindrin…
Drindrindrindrindrin…
Drindrindrindrindrin…
Drindrindrindrindrin…
DRINDRINDRIN
(che bello! Mi hai risposto!)
Drindrindrin…
DRINDRINDRIN
(Sììì… ti manco anh’io!)
Mi manki1kasino
Anche tu. Ero impegnato, avevo il cell silenziato per non distrarmi
Scusa, ma mi mankavi così tanto…
A dopo allora
Drindrindrin…
DRINDRINDRIN
(che bello sapere che gli manco!)
Non servono solo gli occhi
Il mio mp3 s’è arreso… o meglio… in realtà non s’è arreso, ma mi sono impietosito io della sua agonia, delle sue difficoltà e rughe dell’età. Poverino! Abituato a essere utilizzato sotto la maglietta, a mò di ciondolo, a contatto con il mio sudore mentre corro… la ricopertura di gomma ha un poco ceduto. Gli angoli si sono sciupati.
Inoltre la spinetta per la connessione USB è… nonostante la cura… leggermente, proprio leggermente, arrugginita.
Il vero problema però è il tasto d’accensione che bisogna pigiare ben più dei canonici 3 secondi… e poiché è ovale… bisogna anche trovare la posizione migliore per poterlo far ripartire.
Poi funziona, anche se la presa della cuffia sembra instabile e ogni tanto la musica scivola via da un orecchio lasciandolo vuoto, unico testimone del mio respirare.
L’ho dovuto sostituire, con dispiacere, ma l’ho dovuto sostituire.
Il dispiacere deriva dal separarmi da un oggetto che ancora aveva la possibilità di dare, non era ancora rotto e inutilizzabile. Bastava avere pazienza, attendere che l’imput arrivasse come lo desiderava… e poi bisognava solo posizionare al meglio lo spinotto della cuffia. Qualche minuto, qualche pseudo-cococla e la musica ripartiva… e io con lei.
Ma poi c’è stato l’incontro: un lettore mp3, senza display (io quando corro mica riesco a leggere il titolo della canzone, che poi è musica che conosco in quanto mia), fatto a pinza (quindi applicabile direttamente alla maglietta, ad esempio), 3 cm scarsi per 4 cm, tutto in alluminio (quindi non si dovrebbe più rovinare), con solo i tasti a croce per la navigazione e il tasto centrale per l’avvio/pausa, 2 GB… e un prezzo ridicolarmente basso.
PRESO!
Ho quindi caricato la musica che già avevo sul vecchio lettore (poverino: attaccato al respiratore-pc riesce ancora a emettere il proprio suono) e ho riversato tutto.
Caspita! Quanto spazio ancora!
Ho iniziato a selezionare tra i CD cosa serviva per correre, per distrarmi… ma poi io lo uso anche per scrivere, soprattutto in vacanza in spiaggia (al mattino e al dopo pranzo) e quindi ci voleva una musica più rotonda, più complessa, che mi portasse via con la mente, che mi suggerisse o creasse illusioni… ma sempre compatibile con la corsa.
Ecco quello che ne è venuto fuori (rigidamente in ordine alfabetico):
Blue Oyster Cult – Tyranny and Mutation
Boston – Boston
Bruce Springsteen . Darkness on the edge of town
Clash – London calling
CockBurn Bruce – In the falling dark
Deep Purple – Made in Japan
Devo – Q:Are we not man? A: We are Devo – Devo Live
Dream – Rain
Eagles – The complete greatest hits
Everithing but the girl – The best of
Edie Brickell and the new bohemian – Shooting rubber bands at the stars
Genesis – Selling England by the pounds
Iggy Pop – Lust gor life
Jam – Snap
Jethro Tull – War Child
Kiss – Destroyer
Metallica – Metallica (Black Album)
Moving Hearths – Dark end of the street
Neil Young – Decade
Pink Floyd – Echoes
Phish – Billy Breathes
Police – Regatta the blanc
Red Hot Chili Pepper – Stadium Arcadium
Television – Marquee Moon
The Who – Who’s next
Willy DeVille – Live
XTC – English settlement
…e ho ancora un poco di spazio
Contento… sono contento… e mentre scorrevo le cartelle contenenti i file compressi mi sembrava ben equilibrato, non come l’mp3 di mio figlio che, tempo fa, m’aveva prestato: tutto Metallica!
Ho dovuto fermarmi o prendevo la via dell’iperspazio a reggere quel ritmo!
Sì, è ben equilibrato. Può servire per correre, come per scrivere… ma sempre ben ritmato.
Ho guardato quindi, ma poi ho anche visto con il cuore.
Non servono solo gli occhi, bisogna andare anche sotto le cose per poter comprendere l’altro e comprendersi.
Musica varia, come vari sono i miei amici… che qui frequento.
QUI CON ME
Siediti,
vorrei parlarti un poco di me:
perché tu capisca.
Allontanati,
è meglio tu lo faccia ora:
prima che tu sappia.
Il mio mondo, quello in cui mi vedi,
non è solo quello che vivo.
Vorrei spiegartelo
Vorrei mostrartelo
Vorrei che, per la prima volta, ci fosse chiarezza.
Conosci il mio mondo?
Si?
Fortunatamente non completamente
Fortunatamente sono stato accorto
Nascondo l’accesso e il tuo sorriso è ancora radioso.
Siediti, per piacere,
rimani ancora qui con me.
Ho tante cose da dirti.
Ci guardiamo,
il silenzio ci avvolge.
Non posso ancora parlarti di me.
Ho tante sfaccettature, che sono convinto ti faranno riflettere
sul perché io abbia tutte queste profondità.
Vedrai: sarà splendido attraversarle assieme,
mano nella mano,
il mio cuore aperto a te.
Le ombre si allungano dietro i miei passi, distorte.
Capiresti di tanti miei gesti
Sapresti quanti errori sono solito fare
Nel tentativo d’essere giusto
Sapendo, ma non riuscendo ad esserlo
Siediti,
rimani solo un attimo,
prima di allontanarti
il ricordo di me
ancora senza macchie
Scarponi
Sarà che domenica sono andato in montagna.
Sarà che, tornando lungo la strada assolata mi sono trovato a parlare della mia infanzia sui monti bresciani con un caro amico d’escursione.
Sarà che l’anno prossimo devo sostituire i miei cari compagni di viaggio e… mi attendono mesi di ragionamenti e decisioni anche alternative, perché il modello che ho scelto, in questa prima fase, non lo vendono dalle mie parti e… andare direttamente a Tesero non è così conveniente…
Sarà per tutto questo, ma mi sono improvvisamente ricordato del mio primo paio di scarponcini.
Avrò avuto… credo sei anni e anche quell’estate l’avevamo trascorsa a Bovegno, piccola località della Val Trompia, in una casa vicino al torrente Mella… in un agriturismo, quando ancora gli agriturismi non esistevano.
Già quella sistemazione era una follia vera e propria, vista oggi, ma noi, poveri perché non avevamo troppe risorse economiche, rappresentava un paradiso con qualche piccolissima pecca sopportabile.
Credo che soggiornare come soggiornavamo noi per 30-40 giorni in quella camera… oggi come oggi farebbe inorridire tanti, ma mi ha formato, mi ha reso adattabile, mi ha fatto apprezzare l’aria aperta, il sole, i campi che scendevano verso il boschetto, il torrente che gorgogliava sotto casa e che veniva deviato per far funzionare il maglio (enorme martello) usato nella sottostante officina del figlio fabbro ferraio (unico maglio funzionante ad acqua è ora custodito a Brescia… ricordo mi è stato detto), i bagni in comune sul piano con un unico bagno con la vasca… e poi gli amici, gli animali, il fieno da tagliare e raccogliere (più da raccogliere che da tagliare!), la passeggiata al paese sovrastante seguendo un sentiero lungo il torrente (passando velocemente vicino a un piccolo gruppo di alberi dove i tafani avevano allestito la loro città ronzante) e salendo per la lunghissima scalinata fino al cimitero (da costeggiare sulla destra sul marciapiede della strada alberata con il panorama della valle che si apriva sotto). Quanti ricordi che ho di allora! Quante sciocchezze da bambino, da ragazzino, abbiamo fatto io e mio fratello (compresa una battaglia a cuscinate nell’alpeggio dei padroni, con i due figli coalizzati contro di noi, che hanno portato al pieno svuotamento di ben più che quattro cuscini di piume!!!). Ricordo… ricordo un pomeriggio, con mio fratello, dove abbiamo percorso la mulattiera tra la zona delle villette sopramonte e la nostra casa, cantando a squarciagola ogni genere di canzoni (partigiane, montanare e folk) solamente per attrarre l’attenzione delle figlie di due famiglie ospitate nell’alpeggio a metà strada tra le villette e la nostra casa: avanti, canzone e indietro… indietro, canzone e avanti… Un pomeriggio di sole, guance arrossate e gola secca… ma l’innocenza che muoveva i nostri passi.
Ricordo…
Ricordo un paio di scarponcini, acquistati il venerdì pomeriggio, in sostituzione delle mie scarpe ormai consumate. Ricordo che mio papà sarebbe salito quella sera e ci saremmo stretti, io e mamma, nel lettone per fargli posto, mentre mio fratello, di quattro anni più grande, aveva già il suo letto singolo (era forse il primo anno, perché i precedenti riuscivamo, quando mio papà ci raggiungeva, a dormire assieme nello stesso letto). Ricordo che, come sempre, il giorno dopo saremmo andati per monti… chissà dove ci avrebbe portato! Ricordo che nel negozio di scarpe, che fungeva anche da calzolaio, c’era quel paio di scarponcini, il primo paio di scarponcini adatti al mio piede che non era più da bambino piccolo. Ricordo che erano proprio come quelli dei grandi: di pelle ruvida, crosta forse, color nocciola, la suola a carrarmato scura, quasi nera, i lacci tubolari a due colori e due gancetti di metallo a L dove agganciare la stringa per stringere ben bene lo scarponcino: proprio come un grande!
Ricordo che li comprammo e io ero felicissimo. Nella stanza li ho provati mille volte, togliendomeli per non sporcarli e poi rimettendoli per vedermeli ai piedi. Ricordo poco di quello che si sono detti mia mamma e il negoziante… ricordo poco anche di quello che si sono detti mia mamma e mio papà dopo che glieli ho fatti vedere, felice. Ricordo che la mattina ho indossato i miei vecchi e logori scarponcini, così come la domenica… e il lunedì li abbiamo riportati, ancora con la suola scura, al negozio… e abbiamo comperato qualche cosa d’altro da mettere ai miei piedi e il negoziante ha dato lui dei soldi alla mamma.